Il Rituale di Hermanubis – Parte 1

Rituale Hermanubis 01

Hermanubis, per citare Gordon White (chaote, mago cerimoniale, autore e host del podcast Rune Soup su Youtube, nonché dell’omonimo blog), è “Il dio più magicamente utile di cui non avete mai sentito parlare”. Come il nome suggerisce, si tratta di una divinità sincretica tra il greco Hermes e l’egizio Anubi, il cui culto si è probabilmente sviluppato tra il quarto e il terzo secolo a. C. (durante il periodo “Tolemaico”) e si è ampiamente diffuso dal primo secolo a. C. e il terzo secolo d. C., dopo la conquista romana dell’Egitto, trasformato in provincia dell’Impero.

Hermanubis viene generalmente rappresentato come un uomo con la testa di sciacallo che porta in mano il Caduceo, il bastone alato attorno al quale si attorcigliano due serpenti tipico di Hermes/Mercurio. La funzione di psicopompo di entrambe le divinità ha portato alla creazione di questa figura ibrida che racchiude in sé, simbolicamente, molti aspetti interessanti.

Statua di Hermanubis

Statua di Hermanubis ai Musei Vaticani

Anubi è la divinità dell’oltretomba egizio, colui che pesa le anime dei trapassati e li guida nel loro viaggio attraverso il complesso aldilà di tale antica religione. È una figura ctonia, appartenente al sottosuolo, un portavoce delle voci dei defunti, un cancello per accedere alle anime degli antenati, un dio collegato alla terra e all’acqua. Hermes/Mercurio, al contrario, è una divinità celeste, collegata all’aria e al fuoco, che fa da ponte verso il divino. È il messaggero degli dei e può viaggiare a piacimento tra la terra e il cielo. L’unione di tutte queste caratteristiche crea l’intermediario par excellence, un “nuovo” spirito che può muoversi liberamente tra tutti i mondi. Ne consegue che White ha ragione quando parla di una figura magicamente molto utile e versatile.

Per continuare questo discorso bisogna fare un paio di premesse.
La prima è la differenza (secondo alcuni autori) tra negromanzia e necromanzia. Il primo termine, derivando la radice da nigro in latino (che significa, come è facilmente intuibile, “nero”) indica, per l’appunto, la magia nera. Cosa si intenda per magia nera, poi, è difficile a dirsi, visto che tale parola è stata utilizzata per tante pratiche differenti e ha cambiato significato nel corso dei secoli… Ma non è questa la sede per discutere di questo argomento.
Il secondo termine, invece (quello che ci interessa) deriva da nekrós in greco, che significa “morte”, e indica le pratiche atte a contattare lo spirito di esseri umani defunti (nelle quali rientrano, ad esempio, lo spiritismo, l’utilizzo della tavoletta Ouija, eccetera).

Bassorilievo di Hermanubis

Bassorilievo di Hermanubis, qui rappresentato come il Grande Arconte Abrasax della tradizione gnostica.

La seconda premessa è che, a detta di molti praticanti, la necromanzia, colpevolmente assente dai sistemi magici moderni, deve essere reintrodotta nel paradigma. Ci sono molti motivi per questa posizione (motivi che io condivido ampiamente) ma, ancora una volta, non è questa la sede adatta per discuterne in modo approfondito. Basti dire che, da un certo punto in avanti (soprattutto come “reazione” alla moda dello spiritismo), la scena magica ed esoterica occidentale ha spazzato le pratiche necromantiche sotto il proverbiale tappeto, dove sono rimaste per più di un secolo. Molti maghi sostengono che sia giunto il momento di ritirarle fuori, spolverarle e farle tornare parte integrante della pratica. Questa serie di articoli sarà dedicata proprio a questo scopo: descrivere un rito molto antico che consente di aprire un varco verso il mondo delle energie ancestrali, degli spiriti degli antenati e instaurare un dialogo e una collaborazione con Hermanubis.

Nella seconda e terza parte, dunque, vedremo come creare il Cerchio secondo i rituali egizi, come preparare l’altare e quali offerte scegliere. Infine, verrà presentata l’invocazione principale e alcune varianti rituali su come utilizzare la cerimonia per i propri scopi.

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