Sì, ma cos’è la Magia?

Il doppio Ouroboros

Una domanda lecita che molti potrebbero farsi (e farmi, da quando ho cominciato a occuparmi di questo argomento) è quella espressa nel titolo di questo post: “Cos’è la Magia?”
La risposta potrebbe essere l’argomento centrale di un libro alquanto voluminoso (anzi, è stata argomento centrale di decine di libri alquanto voluminosi), quindi è inevitabile che si cerchi, in questa sede, di dare una definizione del termine il più possibile sintetica e soggettiva.

Se andiamo a guardare nei vari vocabolari e dizionari, scopriamo che la definizione di Magia spesso risulta essere qualcosa di simile a: “Un insieme di pratiche occulte ed esoteriche, credenze e rituali atti a provocare degli effetti concreti in linea con la propria volontà.” Questa è decisamente una definizione parziale (molti obietterebbero che le manifestazioni non sono lo scopo della pratica ma semplici effetti collaterali e che il fine sia ben altro) ma, tutto sommato, abbastanza esatta, almeno a un certo livello. Si potrebbe dire che la Magia sia contemporaneamente la scienza e l’arte di creare la propria realtà.
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I Tarocchi

Mazzo Rider-Waide-Smith

I Tarocchi moderni derivano storicamente da mazzi da gioco che erano diffusi in Italia, a quanto pare, fin dal quattordicesimo secolo. Il primo documento che accerta l’utilizzo di ludus triomphorum, e cioè i Tarocchi, è stato ritrovato a Ferrara e risale al 1442. Infatti, in origine, il nome italiano del mazzo era “i Trionfi” e l’origine di questo nome (così come l’etimo di “Tarocchi”) è tuttora incerta: si pensa a una derivazione dal poemetto omonimo di Petrarca oppure ai carri trionfali carnevaleschi del medioevo. È solo a partire dal sedicesimo secolo che incontriamo il termine “Tarocchi” (nel 1505, ancora a Ferrara) o del francese “Taraux”. Non si sa se il termine italiano derivi da quello francese o viceversa e il significato è ignoto. L’origine ipotizzata potrebbe essere un processo di decorazione, il fiume Taro (affluente del Po) oppure (a partire dal diciottesimo secolo in poi) termini antichi come le parole egiziane “Ta-Rosh” (che dovrebbe significare “Via Regale”) o “Taru” (“Consultare”) o persino “Torah”, soprattutto nelle interpretazioni cabalistiche di esoteristi come Gérard Encausse.

Negli anni successivi, comunque (tra il 1450 e il 1460), compaiono a Milano e Ferrara i primi mazzi che sono giunti fino a noi (i “Tarocchi dei Visconti” creati per gli Sforza e attualmente custoditi al Castello Sforzesco di Milano, nonché i “Tarocchi del Mantegna”, realizzati per la corte Estense).
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Facebook repost: La Bibbia e la Magia

Magia nella Bibbia

La Bibbia è contraria alla pratica della magia? Se leggiamo le traduzioni che abbiamo in casa le cose sembrerebbero proprio così. In diversi punti del Nuovo Testamento si fa riferimento alla “magia” o alla “stregoneria” come a un’attività da evitare e condannare, contraria al volere di Dio e del Salvatore. Ad esempio, abbiamo la Lettera ai Galati 5, 18-21:

“Ma se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete più sotto la legge. Del resto le opere della carne sono ben note: fornicazione, impurità, libertinaggio, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere; circa queste cose vi preavviso, come già ho detto, che chi le compie non erediterà il regno di Dio.”
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Abracadabra

Abracadabra

“Abracadabra” è un termine di cui non si conosce l’origine. Alcuni sostengono derivi dall’Aramaico e presentano almeno una mezza dozzina di ipotesi e di significati. I più comuni sono “Creo parlando”, facendo riferimento al Verbo divino e alla possibilità del mago di creare, oppure “Distruggi tutto questo”, utilizzato per allontanare e curare malattie. Questa seconda ipotesi, sebbene forse meno affascinante, è almeno supportata dal ritrovamento (già dal primo secolo d.C.) di iscrizioni in cui il termine viene “fatto sparire” progressivamente, togliendo una lettera, in un classico triangolo magico. Tali triangoli venivano utilizzati proprio per rappresentare un male che veniva “disintegrato” progressivamente fino a scomparire. Un’altra parola che viene usata allo stesso scopo, ad esempio, è “KALEMARIS”.

Ma in realtà, per quanto si sappia, né il vocabolario né la grammatica aramaica (o ebraica) consentirebbero la costruzione di frasi che possano portare al nostro “Abracadabra” e l’origine etimologica della parola, nonostante le tante ipotesi proposte, rimane a tutt’ora sconosciuta.
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Corvo Bianco ruba la Luna

Il Corvo Bianco

Tra gli indiani Haida, dell’arcipelago di Haida Gwaii al largo delle coste canadesi della British Columbia, nell’Oceano Pacifico, si racconta la leggenda del Corvo Bianco:

“Molto tempo fa, all’inizio del mondo, Aquila Grigia era il guardiano del Sole, della Luna, delle Stelle, dell’Acqua Dolce e del Fuoco. Egli odiava così tanto gli altri esseri viventi da tenere tutti questi tesori nascosti nella sua capanna. A causa sua, tutti vivevano nell’oscurità, senza fuoco e acqua da bere.
Aquila Grigia aveva una bellissima figlia e Corvo si innamorò di lei. Le sue meravigliose piume immacolate, bianche come neve, la conquistarono e lei lo invitò nella capanna di suo padre.
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Ashtar addendum: Mercurio e i Rephaim

Il messaggero degli dei

Nel post sulla figura di Ashtar nella mitologia canaanea ho sottolineato come apparisse chiaro che il dio fosse una sorta di “aspetto maschile” di Venere (che in quel pantheon è Astarte). Ho anche sottolineato come, nella sua funzione di “portatore di luce” agli Uomini, fosse generalmente più analogo a Mercurio in tutti gli altri miti di fondazione e leggende dell’area mediterranea (Thot/Hermes, eccetera). Tenendo presente che i simboli sono importanti e potenti in quanto stratificati e che non hanno mai un unico significato – la loro ambiguità è proprio ciò che li rende utili e versatili – questa apparente contraddizione mi ha fatto riflettere e ho avuto un’intuizione che reputo abbastanza interessante e che voglio condividere con voi.
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Facebook repost: Ashtar

Athtar

Discesi dal cielo, i Figli delle Stelle crearono un grande palazzo sulla cima di un monte, in alto fra le nubi. Lunghe furono le discussioni su chi dovesse governare e, alla fine, uno dei figli di El e Asherah (il dio padre e la dea madre) si impose con la forza e l’irruenza. Costui era Yw, detto anche Principe Yamm (mare) o Giudice Nahar (fiume). Era severo, geloso e aggressivo e tutti lo temevano. El gli diede la sua benedizione ed egli divenne Re degli Elohim (tutti i figli di El). Ma dopo anni di regno, tutti i Mortali e persino gli dèi andarono a lamentarsi dalla Grande Madre poiché Yw faceva vivere tutti nel conflitto, nella schiavitù e nella fatica.
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